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I grandi architetti e il cotto: le cantine Petra di Mario Botta

Costruita nel 2003 per volontà di Vittorio Moretti su progetto dell’architetto svizzero Mario Botta, utilizza un materiale antichissimo per arredare i propri spazi interni: il cotto.

di Fabrizio Aimar

Quando Vittorio Moretti mi chiese di disegnare questa sua cantina, mi portò uno schizzo con un cerchio da cui si dipartivano due braccia rettangolari. Ed è esattamente quanto ho elaborato nel disegno finale. Talvolta, anche le immagini che a prima vista appaiono sorprendenti e misteriose nascono dall’incontro tra un segno molto semplice e il filtro di una memoria ancestrale che, d’improvviso, riconosciamo come un valore che ci appartiene” Mario Botta

E’ una delle cantine vitivinicole più famose del Bel Paese, in termini architettonici ed estetici. Adagiata sulle colline di Suvereto, nel cuore della Maremma toscana, essa è diventata un landmark, un’icona che narra del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.

Il pavimento, in elementi prefabbricati realizzati con pannello strutturale in cemento, è rivestito con formelle in cotto della serie “externa” dell’azienda toscana Sannini Impruneta, aventi dimensioni 15×40 cm e dallo spessore di 5 cm.

“Externa” è un sistema di elementi componibili in cotto, dedicato alla grande tradizione italiana, la cui linea è disegnata dagli arch. Franco Facchinelli e Alberto Grassi. La sua colorazione è rosata, la grana naturale e finissima, con caratteristiche meccaniche paragonabili a quelle dei migliori materiali lapidei come i graniti.

I moduli prefabbricati sono stati poggiati su un letto di sabbia e ghiaia in modo da tenere le barriques di legno su un terreno naturale e umido, consentendo il movimento del personale e dei visitatori su un’apposita corsia rivestita in cotto.

Tale lungo camminamento penetra all’interno della montagna fino ad arrestarsi di fronte ad una parete di roccia che, posta proprio nel cuore della collina, diviene uno spazio di incontro o, forse, di meditazione, lontano dalla tecnica produttiva delle stanze iniziali.

Test rigorosi hanno dimostrato che la percorrenza da parte di eventuali muletti su tali percorsi non scalfisce e non ne usura le superfici, data l’alta resistenza dei materiali utilizzati.

L’azienda imprunetina, infatti, lavora solamente argille provenienti dalle proprie cave, preservando il know-how acquisito nel corso dei secoli durante le fasi di macinazione dell’argilla, l’estrusione e l’essiccazione, che si conclude con una cottura di 72 ore. Ogni ciclo produttivo richiede, pertanto, differenti giorni per trasformare questa argilla in un prodotto di alta qualità, rendendola un’autentica terracotta Made in Italy.

Tale applicazione dimostra, inoltre, un suo potenziale utilizzo anche in esterno, per il rivestimento di strade e piazze laddove sia richiesta, oltre alla resistenza alla gelività e una necessaria rapidità di montaggio. Un prodotto versatile, dunque, che ha saputo rinnovarsi nel volgere dei secoli per giungere a noi sotto nuove forme e utilizzi, non tradendo però le sue origini di prodotto naturale.

Infine, sempre in tema di esterni, la cantina, al centro del lungo fronte, presenta un volume cilindrico alto 25 m, rivestito esternamente in pietra di Prun (o pietra della Lessinia), di origine calcareo-marnosa e dal colore rosato. Essa è reperibile nella zona geografica inscritta dalle Prealpi della Provincia di Verona e, solo parzialmente, in quelle di Vicenza e di Trento.

2017-09-23T08:49:40+00:00