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Intervista a Vincenzo Latina

Nella sua Siracusa, crea opere architettoniche che gli hanno valso Premi e riconoscimenti a livello nazionale. Parliamo con Vincenzo Latina di come il nuovo rigeneri l’antico.

Domande a cura di Fabrizio Aimar

Vincenzo Latina, lei è riconosciuto Architetto Italiano del 2015 per “la […] rara sensibilità e attenzione verso il patrimonio culturale e urbano, con il quale riesce a stabilire un significativo rapporto di interazione e di dialogo.” Qual è la riflessione da lei adottata per integrare il contemporaneo alla preesistenza storica?

“Abbiamo una grande casistica di Patrimonio culturale. C’è quello urbano, ma anche quello dato dalle idee, dal pensiero e dalla letteratura. Abbiamo quasi ovunque, in Italia, queste peculiarità. Esso scaturisce da una somma di eventi stratificatisi nel tempo. L’idea è di contribuire e di dare continuità a questa trasformazione, che fa parte della storia. Quindi, la trasformazione come conservazione; non voglio essere frainteso, ma può essere recupero, restauro, ma anche demolizione e ricostruzione, a seconda dei casi. Non vi è una regola che vale per ogni nuovo carattere della città. E’ una particolare attenzione dunque, sia nel centro storico urbano che in quello più recente, in cui si può intervenire tra le faglie della città e inserire, innestare degli interventi contemporanei in continuità nella storia. Quindi, la città storica come somma di contemporaneità nel tempo. E dunque, operare con la contemporaneità significa dare forma al perpetrare della storia.”

Circa l’applicazione dei materiali, come si fondono i valori dell’artigianalità, dell’unicità e della tipicità nelle sue opere, quali, ad esempio, il Padiglione-Museo Artemision a Ortigia o alla Corte dei Bottari a Siracusa?

“Tutti i materiali sono belli e interessanti, perché è il pensiero dell’uomo che dev’essere attivo e proficuo. Anche quello che per alcuni potrebbe essere vetusto, come la pietra, diventa contemporaneo, al pari di quello che, secondo altri, è oggetto di consumo come il plexiglass. Quindi, non vi è un materiale pregiato o privilegiato rispetto ad altri. Tutti i materiali sono contemporanei perché è il pensiero che dev’essere contemporaneo. L’approccio progettuale è quello di una resistenza attiva, globale e locale, “glocal”. Significa poter privilegiare l’economia, quand’è possibile, non nel senso protezionistico, quanto piuttosto le eccellenze che in ogni parte del territorio vi sono, dalla pietra all’acciaio, dal legno al vetro, dalla plastica al caucciù, al cuoio… l’Italia è stata famosa per le eccellenze e perciò bisogna far interagire un’idea di contemporaneità globale in cui si rappresenta la peculiarità di un luogo, di un materiale o di una capacità artigianale, ad un interesse globale. Rivela una unicità, una cosa preziosa. Fa parte di una forma di espressione del territorio, non proibizionistica, ma di grande qualità e peculiarità, diventando contemporanea e stratificandosi su quell’oggetto nel tempo. Quindi, il globale nel locale e viceversa, mischiando le carte continuamente.”

In una recente intervista, lei afferma di credere nell’incontro/scontro, nel conflitto, ma a patto che esso sia costruttivo e che stimoli il dialogo sulle differenze. Tale sensibilità, per molti versi desumibile dalla sfera del sociale, com’è applicabile in architettura? 

“Un incontro/scontro dev’essere sempre proficuo! In termini culinari, noi mediterranei abbiamo un’ambivalenza un po’ orientale. Il dolce non è mai dolce ma è agrodolce, con la compresenza di agro e di dolce, del dolce con il salato, in cui c’è la cioccolata ma anche il sale. Questa commistione, tale diversità di sapore, in equilibrio in forma armoniosa, rappresenta un’armonia delle differenze. Questa, a mio avviso, è peculiare perché più interessante. L’armonia totale, del dolce nel dolce, diventa stucchevole. Provare questa differenza al palato, in cui ogni parte della lingua reagisce differentemente all’amaro e al dolce, regala stimoli e memorie differenti. Allo stesso modo, anche l’architettura può interagire nelle differenze, in cui il nuovo dev’essere altresì sempre altero, ossia un’alterazione di uno stato, e dev’essere differente rispetto al contesto. Una differenza in armonia in un contesto di differenze. Quindi, non la differenza eclatante che sovrasta l’altro. Solo gustando tale peculiare prodotto culinario o dolciario si possono provare sfumature particolari. Quindi, per sentire meglio dette sfumature, non puoi essere eccessivamente secco con espressività da archistar.”

2017-09-23T08:34:05+00:00