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Italia, bellezza fragile

Un Paese bellissimo ma fragile, ricco di complessità uniche e irripetibili. Ecco perché “Italia Bellissima” ricerca, promuove e salvaguarda materiali e lavorazioni antiche legate all’architettura.

by Fabrizio Aimar

“Italia Bellissima”, un sogno tricolore di pochi che ora sta divenendo una realtà condivisa. Una visione fatta di artigianalità, passione e Made in Italy, famosa e riconosciuta nel mondo. Tuttavia, la crisi economica ha inciso molto nel tessuto composto da piccole e medie imprese, minando un settore che da sempre è il fiore all’occhiello della produzione italiana.

Nonostante queste eccellenze, così valide e qualificate, la crisi economica ha imposto scelte dolorose legate alla sopravvivenza delle stesse, a causa della domanda lavorativa interna non più sufficiente a garantire la prosecuzione delle attività.

Grazie ai dati forniti dalla Camera di Commercio, in Italia, dal 2000 al 2015 si è ravvisato uno spiacevole trend, relativo al decremento diffuso delle attività produttive legate ai settori finora analizzati nei nostri speciali dedicati.

Basti pensare alla fabbricazione di piastrelle in ceramica per pavimenti e rivestimenti, che negli ultimi 15 anni ha perso il 19,3% delle imprese registrate (da 916 a 739) e il 32,0% di quelle attive (da 723 a 492), come esemplificato nelle figure 1 e 2.

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Oppure dare un’occhiata ai valori riportati in merito alla fabbricazione di mattoni, tegole e altri prodotti per l’edilizia in terracotta, in cui l’andamento quindicennale ha segnato un ribasso del 33,8% delle imprese registrate (da 1059 a 701) e del 30,4% di quelle attive (da 681 a 474), come illustrato in Figura 3 e 4.

Per quanto concerne la fabbricazione di oggetti in ferro, in rame e altri metalli, la situazione risulta essere più complessa, e proveremo a spiegarla meglio scendendo in dettaglio. Tale settore, sempre nel periodo di analisi 2000-2015, segnala anch’esso una regressione di entrambe i saldi, pari al 33,9% delle imprese registrate (da 24085 a 15921) e di quelle attive, pari al 34,7% (da 23277 a 15193), come si evince dalla Figura 5 e 6.

A tal proposito, c’è da dire che, in tali dati, è possibile siano ricomprese anche aziende che non svolgono attività connesse al comparto edile. C’è da aggiungere che il calo delle imprese registrato negli ultimi 15 anni è certamente da ricondurre alla crisi che il settore edile sta attraversando, ma può essere attribuito, in parte, anche alla cessazione di piccole attività artigianali non più adeguate sul piano tecnologico e organizzativo alle esigenze di mercato.

Dunque, ravvisata tale allarmante tendenza a livello nazionale, “Italia Bellissima” ha deciso di schierarsi apertamente dalla parte di questo immenso patrimonio artigianale italiano, come affermato nell’esposizione del proprio Manifesto, ricercando, promuovendo e salvaguardando sia i materiali che le lavorazioni antiche legate all’architettura.

Infatti, al punto 3 del Manifesto di “Italia Bellissima” si afferma come questa confidi nelle imprese a gestione familiare le quali racchiudano, nel proprio DNA, l’orgoglio per il lavoro artigianale e che traggano, dal radicamento nel luogo natio, la fiducia per il proprio avvenire. Inoltre, “Italia Bellissima” indirizza parte dei propri ricavati alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio artigianale nazionale.

L’Italia è bellissima ma fragile al contempo, e tutti noi dobbiamo cooperare per tramandare questa poesia del vivere alle generazioni future.

2017-09-23T08:39:32+00:00