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La graniglia e il “Liberty”

Raffinatezza delle decorazioni in uno stile unico, quello del “Liberty” italiano. Dunque, la poesia dell’abitare attraverso sofisticati pavimenti, che parlano ancora di sé a cent’anni di distanza.

di Fabrizio Aimar

La graniglia nasce verso la fine dell’Ottocento quale naturale evoluzione della tecnica del terrazzo veneziano, grazie alla seicentesca pratica locale del “seminato”; con questa si realizzarono pavimenti composti da impasti cementizi basati sulle polveri di mattone e sul granulato di marmo.

Dall’inizio del ventesimo secolo, e fino agli anni ‘40 dello stesso, si assistette ad una fioritura di proposte decorative a livello europeo legate all’estetica del tempo, note come Art Nouveau e poi Art Déco.

Grazie alla combinazione di vecchie tecniche e di nuovi materiali, tali superfici, ricche di contenuto decorativo, conobbero una larga diffusione a partire dagli anni ‘10 del secolo scorso, permettendo di trasformare gli allora pavimenti, meri spazi neutri, in elementi caratterizzanti gli ambienti abitati.

Decorazione, bidimensionalità e stilizzazione del floreale sono alcuni dei principi assunti dagli artisti del “Liberty” italiano, al punto che questa tecnica diventò la preferita dagli architetti di quei decenni (quali Pietro Fenoglio, Ernesto Basile, Raimondo D’Aronco e Giuseppe Sommaruga).

Si sviluppò, così, un’idea di architettura intesa quale “opera d’arte totale”, realizzata attraverso manufatti, suppellettili, affreschi, maioliche, vetrate decorate e cancellate in ferro battuto. Artigiani, pittori, mosaicisti, fabbri e vetrai vennero incaricati di introdurre nelle abitazioni le proprie realizzazioni, dettagli di singolare fattura che ingioiellano e tributano il dono dell’esclusività al “Liberty”.

Determinanti nell’affermazione dei pavimenti in graniglia furono gli ornamenti: greche, cornici e tappeti abbellirono i fondi in tinta unita. Tali orpelli, oggi divenuti dei classici, germogliarono e si affermarono nelle prime decadi del ‘900 e, ancor oggi, si differenziano in “floreali” e “geometrici” a seconda delle tendenze culturali dominanti che li produssero. In Italia, quella vegetale deriva dalle tendenze francesi dell’epoca ed è nota come “Liberty” (decenni 1910/20), mentre quella geometrica, che predilige linee spezzate e geometriche, è ascrivile alla stagione futurista (decenni 1930/40).
Le formelle in graniglia, nei nostri ricordi site all’interno di case “Liberty” con innumerevoli intrecci di disegni e colori, si adattano con grande facilità ad ogni spazio contemporaneo, grazie alla varietà cromatica e ai disegni che possono essere prevalenti o soltanto abbozzati.

Con il passare dei decenni, la lucentezza iniziale si stempera a causa del continuo calpestio ma è un inconveniente facilmente ovviabile: basta levigare e lucidare nuovamente la superficie per ottenere una brillantezza tale da rivaleggiare con un pavimento di recente posa.

La manutenzione periodica non necessita di grandi attività. È sufficiente lavare, occasionalmente, il pavimento con normali prodotti a base alcolica comunemente in commercio e procedere a successive fasi di lucidatura a cicli periodici di otto o dieci anni, al fine di ravvivare le vivacità cromatiche possedute in origine.

2017-09-23T08:43:24+00:00