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La ceramica nell’architettura contemporanea

Una tradizione artistica Italiana, fatta di arte e colore. Ecco un breve focus sulle sue celebri applicazioni.

di Fabrizio Aimar

Le possibilità espressive del materiale ceramico sono state ampiamente celebrate nel corso del XX secolo, sia per l’applicazione esterna che per uso interno. Si pensi, a tal proposito, alla ceramica futurista, avanguardia sperimentale nella lavorazione di tale materiale applicato all’architettura.

Nel 1938, grazie al Manifesto futurista della Ceramica e Aereoceramica, la città ligure di Albissola divenne l’importante sede della Manifattura Mazzotti, con la quale collaborarono noti artisti di fama internazionale quali il designer Bruno Munari, il pittore Lucio Fontana e il pittore, designer e architetto Nicolaj Diulgheroff.

Nel secondo dopoguerra, la ceramica continuò ad esercitare il suo fascino su una nuova generazione di architetti milanesi, come Luigi Caccia Dominioni, Giò Ponti e Ignazio Gardella. Anche la celebre Olivetti di Ivrea, tramite l’operato dell’architetto Eduardo Vittoria, vide l’impiego di questo materiale, declinato nei colori blu ed azzurro del Centro Ricerche e Progettazione.

Tale tradizione trova oggi applicazione contemporanee, grazie alle realizzazioni di maestri come Renzo Piano o Sauerbruch Hutton. Ne sono un esempio la Central St. Giles Court nel quartiere di Camden, a Londra, oppure il Brandhorst Museum a Monaco, in Germania, con le loro fattive incarnazioni degli esterni policromi.

Una contemporaneità che parla un linguaggio antico ma dal gusto sempre fresco e attuale, come i prodotti della Fabbrica di ceramica Solimene a Vietri sul Mare; la stessa venne progettata da Paolo Soleri, l’architetto della città di Arcosanti in Arizona, negli USA.

2017-09-23T07:59:34+00:00